TERAPIA OZONO

Ernia discale curarla con l’ozonoterapia


ernia al disco

L’ernia discale colpisce circa il 25% della popolazione mondiale. Talvolta può essere talmente invalidante da impedire alle persone di compiere le normali azioni quotidiane. In molti casi il dolore regredisce con normali trattamenti farmacologici ma in un numero limitato di pazienti è necessario ricorrere all’intervento chirurgico.

L’ernia del disco è una delle cause più comuni del mal di schiena. È una malattia molto dolorosa ed invalidante ed è caratterizzata dalla fuoriuscita di materiale del nucleo polposo dal disco intervertebrale, causata dalla rottura delle fibre dell’anello fibroso che formano la parete del disco.

Perché l’ernia discale causa dolore?

L’infiammazione è la causa del dolore da ernia discale: il nervo fa male quando è infiammato non quando è compresso. Un nervo compresso ma non infiammato da una percezione di corrente elettrica lungo il suo decorso, proprio come quando si urta il gomito su qualche spigolo. Certo, un nervo può essere sia infiammato che compresso e in questo caso il dolore sarà ancora più intenso.

Le lacerazioni del disco determinano il rilascio di mediatori chimici dell’infiammazione che causano un dolore severo anche in assenza di una compressione diretta delle radici nervose: si tratta di radicolite chimica, cioè di un processo infiammatorio che coinvolge le radici nervose dei nervi nel punto in cui questi fuoriescono dalla colonna vertebrale.

Il nervo è infiammato alla sua origine ma il dolore si può sentire in ogni punto in cui il nervo arriva. La regione sofferente – il piede, il braccio o la gamba – può essere perfettamente sana ma il nervo comunica al cervello informazioni scorrette perché il cavo di trasmissione rappresentato dal nervo stesso trasmette in modo anomalo i dati. Il dolore è al piede ma la causa del dolore è alla schiena. Alcuni pazienti presentano un dolore associato alla schiena o al collo, altri invece manifestano sofferenza solo alla periferia della gamba o del braccio. Questo appartiene alle caratteristiche di ogni singola compressione e, soprattutto, al numero e alla qualità delle fibre nervose coinvolte dall’infiammazione.

Questo spiega l’uso di farmaci antinfiammatori per trattare il dolore causato da ernie discali e protrusioni, ma spiega ancora meglio perché sia possibile avere un’ernia discale e non sperimentare dolore. Molte persone infatti hanno ernie o protrusioni discali della colonna senza avere mai percepito dolore.

Con queste basi si può ora comprendere per quale motivo si abbia oggi un approccio molto più conservativo, cioè non chirurgico, alle ernie discali.

SCOPRIAMO

I SINTOMI DELL’ERNIA AL DISCO


I pazienti possono lamentare un dolore di diversa intensità, formicolio o una sensazione di bruciore.  La sensibilità tattile o dolorifica può essere ridotta o assente e alcune volte può presentarsi un deficit di forza. La sede dei sintomi è legata alla sede dell’ernia o della protrusione.

Ernia discale lombare

I sintomi si manifestano alla schiena in sede lombare, ai glutei, alle cosce, possono irradiarsi al piede sino alle dita. Il nervo sciatico è il nervo colpito più frequentemente (dolore alla gamba, posteriore, fino alla caviglia o alle dita del piede), più raramente il nervo femorale (dolore alla coscia, anteriore, esteso fino al ginocchio).

Ernia discale cervicale

I sintomi possono colpire la nuca, il collo, la scapola, la spalla, il braccio e la mano.



Come agisce l’ozono

  1. azione antinfiammatoria attraverso la riduzione delle sostanze mediatrici dell’infiammazione stessa, come le prostaglandine, l’istamina e le citochine pro infiammatorie
  2. Azione antidolorifica per inattivazione dei mediatori algogeni  e induzione alla produzione di endorfine
  3. miglioramento della microcircolazione locale con miglioramento dell’ossigenazione locale dei tessuti e conseguente effetto antidolorifico, antinfiammatorio e rilassante per la muscolatura
  4. azione diretta sull’ernia con riduzione del volume

Occorrono circa 2 settimane per avvertire i benefici del trattamento. A lungo termine, può ottenersi la riduzione del volume dell’ernia discale grazie all’effetto disidratante dell’ozono sul disco intervertebrale.

Quale tecnica di per l’ernia discale

La tecnica che ha dimostrato maggiore efficacia è l’ozonoterapia intraforaminale Rx guidata con percentuali di successo che arrivano al 90% dei pazienti trattati evitando però l’intervento al 95-97% dei pazienti.

Attraverso l’uso di un amplificatore di brillanza o della TAC l’ago viene posizionato a pochi millimetri dal disco sede di ernia.
La precisione millimetrica differenzia il trattamento intraforaminale dai comuni trattamenti paravertebrali. La vecchia tecnica paravertebrale prevedeva da dieci a quindici trattamenti.

Il trattamento si esegue in ambulatorio, dura pochi minuti. 

Quante sedute di ozonoterapia intraforaminale

Vengono effettuati quattro trattamenti. L’accuratezza del posizionamento dell’ago permette di ridurre infatti il numero di trattamenti  aumentandone l’efficacia.

Il trattamento si effettua mediante iniezioni intramuscolari paravertebrali profonde eseguite con estrema precisione a pochi millimetri dall’ernia discale,
La precisione millimetrica differenzia il trattamento intraforaminale dai comuni trattamenti paravertebrali. La vecchia tecnica paravertebrale prevedeva da dieci a quindici trattamenti.

E’ dolorosa o pericolosa?

Il trattamento si esegue in ambulatorio, dura pochi minuti, è sicuro, adatto a tutti e non ha effetti collaterali. Il paziente avvertirà solo il fastidio legato all’iniezione e subito dopo, per qualche minuto, una sensazione di gonfiore alla schiena.

Prima della seduta infiltrativa 

Non è necessaria alcuna preparazione e non è necessario essere accompagnati, compatibilmente con il dolore preesistente legato all’ ernia discale e con l’età del paziente. Non è necessario alcun digiuno e non si devono sospendere le terapie in corso.

Dopo la seduta infiltrativa

Due passi possono aiutare a rilassare la muscolatura prima di salire in auto. Se il percorso prevede una lunga permanenza in auto può essere utile interrompere il viaggio ogni ora per camminare qualche minuto.

Posso andare al lavoro dopo la seduta?

Si potrà tornare alle normali attività subito dopo la seduta. E’ bene però che il paziente eviti di compiere sforzi, sollevare pesi e svolgere attività sportiva.

Ozonoterapia Intraforaminale Rx guidata per l’ernia al disco

Il paziente viene posto in posizione prona su di un lettino. Il medico procede all’infiltrazione locale e, verificato il corretto posizionamento dell’ago con un Amplificatore di brillanza o con la TC, procede alla somministrazione della miscela di ossigeno-ozono.

Il trattamento intraforaminale Rx guidato per curare l’ernia del disco prevede 4 infiltrazioni.

 

Ernia discale: approfondimenti

L’ernia del disco lombare sintomatica è una patologia degenerativa del disco intervertebrale che si manifesta con un quadro clinico caratterizzato da mal di schiena, radicolopatia compressiva sciatica o crurale e limitazione o impotenza funzionale. Gli studi di storia naturale indicano che le ernie del disco intervertebrale si riassorbono spesso del tutto o in parte e che la sintomatologia ad esse associata regredisce di frequente con i trattamenti conservativi. Ernie del disco lombare vengono riscontrate con la diagnostica per immagini con frequenza elevata anche in persone del tutto asintomatiche. L’ernia discale è dunque un fenomeno dinamico, nonché una condizione relativamente comune e a prognosi favorevole nella maggior parte dei casi. (Istituto Superiore Sanità, Linee guida Ernia discale).

SCOPRIAMO

Che cos’è l’ernia discale?


Per comprendere cosa sia un’ernia discale si deve prima conoscere la struttura anatomica della colonna vertebrale. La colonna vertebrale  è costituita da 32-33 vertebre (7 cervicali, 12 toraciche e 5 lombari, 5 sacrali e 3-4 coccigee).

Ogni vertebra è numerata con un numero crescente dall’alto verso il basso, C1-C2-C3…C7-T1-T2-T3…T12-L1-L2-L3-L4-L5-S1… l’ultima vertebra lombare, denominata L5, è posta sopra la prima vertebra dell’osso sacro, denominata S1.

Tra una vertebra e l’altra sono interposti dei cuscinetti morbidi denominati dischi intervertebrali, che sono nominati attraveso il numero e la sede della vertebra soprastante e sottostante.

Ad esempio il disco C4-C5 è il disco compreso tra la quarta e la quinta vertebra cervicale, mentre il disco compreso tra la quarta e la quinta vertebra lombare si chiamerà disco L4-L5.

Nella maggior parte dei casi, l’ernia del disco si verifica nella regione lombare (il 95% in L4-L5 e L5-S1), seguita dalla regione cervicale (il più delle volte C5-C6, C6-C7) e quindi dalla toracica per solo 0,15%/4,0% dei casi. I dischi toracici sono infatti molto stabili e le ernie in questa regione sono piuttosto rare.

struttura anatomica della colonna vertebrale

curare l'ernia del disco con l'ozonoterapia

Ernia discale Varese, Milano, Como

Se desideri un consulto per valutare l’ozonoterapia per la cura della tua ernia discale, il dottor Alessio Zambello riceve opera sulle province di Varese, Milano, Como, Novara, Verbania e Domodossola, oltre che a Lugano e Bellinzona.

ernia del disco - terapia ozonoI dischi intervertebrali hanno uno spessore che va dai 6-7 mm ai 10-12 mm ed un diametro uguale a quello delle vertebre adiacenti e fungono da ammortizzatori tra una vertebra e l’altra. Quando ci pieghiamo il disco si modifica in modo da favorire il movimento della colonna vertebrale. Quando saltiamo il disco permette di attenuare l’urto sulle vertebre. Questa deformabilità del disco è legata alla sua struttura: una parte centrale morbida e ricca di acqua, chiamata nucleo polposo, ed una parte periferica costituita da materiale più resistente e fibroso, denominata anulus fibroso.

Molte volte l’anello fibroso pur lacerato, non si rompe ed il disco rimane integro sebbene deformato: si parla allora di protrusione discale bulging. Quando invece l’anello fibroso si rompe, si parla di ernia discale. In questo caso il contenuto gelatinoso del disco fuoriesce per portarsi nel canale spinale, talvolta premendo direttamente contro le radici nervose.

Volendo essere molto precisi si dovrebbe evitare di parlare di ernia discale in molti casi. La più corretta denominazione comune a tutte le deformazioni del disco dovrebbe essere protrusione discale. A sua volta la protrusione è distinta in protrusione armonica o circonferenziale (in inglese bulging) quando il disco è allargato in tutta la sua circonferenza (come una gomma sgonfia); e protrusione focale quando il disco presenta una deformazione in un solo punto. Quest’ultima condizione è quella chiamata comunemente ernia discale.

Nel linguaggio comune ed anche in quello medico si parla di protrusione quando la deformazione in un punto è molto piccola, piccola ernia quando la deformazione è un po’ più grande, ernia quando la deformazione è ancora più grande, voluminosa ernia quando anche il medico si stupisce delle dimensioni dell’ernia! In realtà il termine ernia dovrebbe definire esclusivamente quelle condizioni in cui il nucleo polposo fuoriesca dal disco lacerandone le fibre (la terza figura sopra).

Questo spiega la confusione che talvolta si genera sui termini: …”pensavo fosse un’ernia invece è una protrusione”… …”fortunato te, a me avevano diagnosticato una protrusione ma il professore mi ha detto che invece è un’ernia!”… In realtà i nostri due pazienti hanno entrambi una protrusione chiamata anche ernia, o meglio e più chiaramente, hanno una deformazione del disco intervertebrale.

Ogni deformazione del disco può determinare infiammazione e dolore, che sia piccola, piccolissima o molto voluminosa. Spesso più che le dimensioni della deformazione del disco incide la sede, è il classico esempio della sede intraforaminale. Poiché il nervo esce dal canale vertebrale, una sorta di tubo protettivo posto attorno al midollo spinale e alle radici nervose per svolgere un’azione di protezione, attraverso un buco relativamente piccolo con pareti ossee, la presenza di una pur piccola compressione in questa sede determina facilmente un dolore importante. La stessa deformazione (protrusione o ernia che dir si voglia) in un altro punto avrebbe anche potuto passare inosservata senza dare alcun sintomo.

Per semplificare in questo sito sarà utilizzato il termine ernia inteso in senso comune.

Frequenza

Le  ernie discali si manifestano più spesso tra i 30 ed i 50 anni, quando il nucleo centrale è ancora ben idratato e gelatinoso. Con l’età il nucleo polposo cambia, si disidrata progressivamente ed il rischio di formazione di ernie si riduce. La prevalenza nel corso della vita di ernia del disco lombare è stata stimata pari all’1-3% nei paesi occidentali. Nel 1999 l’indagine ISTAT sullo stato di salute in Italia segnala che l’8,2% della popolazione ha riferito di essere affetto da «lombosciatalgia» (7,3% maschi e 9,3% femmine).

Storia naturale dell’ernia discale

La sintomatologia determinata dall’ernia può risolversi spontaneamente o con i trattamenti conservativi: numerosi studi di diagnostica per immagini hanno provato che le ernie del disco lombare, in un’elevata quota di casi, regrediscono del tutto o in larga parte.

Il miglioramento è rapido entro i primi tre mesi ed è attribuibile a meccanismi di riassorbimento cellulare mediato da citochine senza reazione fibroblastica. L’ernia discale è dunque un fenomeno dinamico, nonché una condizione relativamente comune e a prognosi favorevole nella maggior parte dei casi. Il 95% dei pazienti con mal di schiena invalidante è in grado di ritornare al lavoro entro tre mesi dall’insorgenza della sintomatologia senza ricorrere alla chirurgia.

Sono invece rare le ernie del disco che provocano compressioni estese, usualmente considerate come chiare indicazioni all’intervento chirurgico. Queste lesioni regrediscono di frequente spontaneamente o migliorano dal punto vista clinico con i trattamenti conservativi: le probabilità di riassorbimento aumentano infatti con le dimensioni dell’ernia e con l’entità della migrazione dallo spazio discale. Anche i deficit neurologici motori causati da ernia del disco lombare (a eccezione della sindrome della cauda equina e della perdita progressiva della funzione motoria) avrebbero dunque una storia naturale favorevole.

Saal JA. Natural history and nonoperative treatment of lumbar disc herniation. Spine1996; 21 (24 Suppl): 2S-9S.

Ernia al disco, cosa non fare

Semafori rossi

L’anamnesi e l’esame clinico del paziente con mal di schiena e/o dolore radicolare devono essere orientati a identificare i casi in cui i sintomi possono dipendere da malattie sistemiche, infiammatorie, neoplastiche o infettive che coinvolgono il rachide. I pazienti che presentano, oltre al dolore lombare irradiato o meno, i cosiddetti semafori rossi devono prestare estrema attenzione:

  1. deficit neurologico esteso e/o progressivo;
  2. anamnesi positiva per tumore, calo ponderale non spiegabile, astenia protratta;
  3. febbre;
  4. dolore ingravescente continuo a riposo e notturno;
  5. traumi recenti, assunzione protratta di cortisonici, osteoporosi;
  6. quadro clinico della sindrome della cauda equina con anestesia a sella in regione perineale, ritenzione o incontinenza urinaria e/o fecale, ipostenia bilaterale degli arti inferiori;

Solo un’accurata visita medica permette di escludere patologie ben più gravi di un’ernia discale!

Fattori di rischio

Sono considerati fattori di rischio le occupazioni sedentarie e l’inattività fisica, il sovrappeso, l’alta statura, la guida di veicoli a motore prolungata e costante, le vibrazioni, i lavori a elevato impegno fisico soprattutto se comportano abitualmente il sollevamento manuale di carichi e le gravidanze.

Ernia al disco ed esami diagnostici: TAC o RMN?

Considerata l’elevata frequenza di remissione del quadro clinico spontanea o a seguito di trattamenti conservativi, nei casi in cui non siano presenti i semafori rossi, si raccomanda di attendere almeno 4-6 settimane dall’insorgenza dei sintomi prima di effettuare gli accertamenti di diagnostica per immagini. TC e RM si equivalgono in termini di accuratezza diagnostica ma la RM ha il vantaggio di non esporre il paziente al rischio radiologico.

I medici responsabili della gestione clinica del paziente devono correlare le informazioni dei referti della diagnostica per immagini con la situazione clinica, spiegando che il riscontro radiologico di protrusioni discali asintomatiche è frequente nella popolazione generale.

L’impiego dei mezzi di contrasto endovenosi con TC o RM trova indicazione nella diagnostica dell’ernia del disco lombare solo in pazienti già sottoposti a intervento chirurgico e solo nei casi in cui lo studio senza mezzo di contrasto sia risultato non conclusivo

La radiografia della colonna non è indicata come esame di routine in pazienti con dolore radicolare, salvo che in caso di sospetta frattura vertebrale o di sospetta spondilite anchilosante. Non si raccomanda l’effettuazione di routine dei test elettrofisiologici.

Ozonoterapia e ernia al disco

Un po’ di storia

Il trattamento delle ernie e delle protrusioni discali con Ozono è stato introdotto in Italia a partire dal 1980 grazie ad un ortopedico, il Dott. Cesare Verga. Allora il trattamento prevedeva l’infiltrazione dei muscoli paravertebrali con un volume di gas molto elevato. I risultati terapeutici erano contestati dal mondo scientifico, ma i pazienti guarivano ugualmente…

Nel 1984 il dott. Verga presentò i suoi risultati ad un congresso medico ricevendone non esattamente grandi lodi, ma i pazienti continuavano a guarire…

Al passaparola dei pazienti guariti seguì la curiosità dei medici.

A partire dagli anni 90 iniziarono a comparire i primi articoli scientifici su riviste mediche con una casistica progressivamente più numerosa. Buona parte del mondo medico continuava a ritenere la tecnica priva di efficacia, ciò nonostante i pazienti continuavano a guarire…

L’ozonoterapia arriva ai primi anni del 2000 con casistiche ormai imponenti, grazie anche al lavoro instancabile di un neuroradiologo di Brescia, il dottor Matteo Bonetti, motivato dalla stima di un autorità indiscussa della neuroradiologia mondiale, il prof. Marco Leonardi. In un periodo di 10 anni vengono pubblicati centinaia di articoli con adeguati criteri di raccolta dati e analisi statistiche dei risultati: in una parola scientifici.

Il mondo sanitario, pur comprensibilmente restio ad accogliere una terapia basata sull’uso di un gas, progressivamente si incuriosisce. Al passaparola si unisce l’invio di pazienti ai nostri ambulatori di Ozonoterapia da parte di colleghi medici.

Alla diffusione dell’ozono si accompagna la presenza di un suo uso da parte di personale non medico e il manifestarsi di una serie di problematiche legate agli effetti collaterali che determineranno una circolare da parte del ministro della Sanità Sirchia che ne sospende l’uso in Italia. A questo seguirà qualche mese dopo la sospensiva della circolare ministeriale a cura del TAR Lazio e la fondamentale Circolare della Regione Lombardia che ne autorizza l’uso esclusivamente in ambulatori medici e a cura di personale medico.

In quegli anni, a cura dell’autore del sito, si sviluppa un’analisi più approfondita degli effetti collaterali legati alla somministrazione di miscele di Ossigeno-Ozono per il trattamento di ernie  e protrusioni discali e più in generale di ogni trattamento infiltrativo. Ne usciranno diversi articoli con la segnalazione delle cause e dei provvedimenti da adottare per evitare ogni effetto collaterale importante, vengono rivisitate le diverse tecniche e viene dimostrato in modo scientifico che dosaggi e volumi di Ossigeno-Ozono devono rientrare in determinati parametri per ottenere contemporaneamente la risoluzione del quadro patologico e la sostanziale assenza di effetti collaterali. È con grande personale piacere che osservo come, a distanza di 7 anni dalla pubblicazione del mio primo articolo sugli effetti collaterali, non vi siano più state segnalazioni di effetti collaterali maggiori in tutto il gruppo di medici che si riconoscono nella Federazione Italiana di Ozonoterapia (FIO).

Le tecniche di ozonoterapia per l’ernia discale

In questi anni sono seguiti corsi e congressi in Italia e nel Mondo con l’obiettivo di formare e creare cultura scientifica attorno al mondo dell’Ozonoterapia. Attualmente le tecniche utilizzate per il trattamento dell’ernia discale prevede tre tecniche:

  1. Paravertebrale
  2. Intraforaminale con guida radiologica (Amplificatore di brillanza, TAC)
  3. Intradiscale

Sebbene in molti casi le indicazioni si sovrappongano, quindi è possibile trattare un’ernia o una protrusione con più di una tecnica, il medico esperto può suggerire la metodica migliore in base alla morfologia e alla sede dell’ernia, nonchè basandosi sui sintomi e sulle caratteristiche del paziente.

Tecnica paravertebrale

Rappresenta la tecnica storica, “la madre” di tutti i trattamenti con ozono della colonna vertebrale. Senza dubbio è la metodica più utilizzata. Relativa semplicità, grande efficacia terapeutica, pochi effetti collaterali (con tecnica adeguata!), poche controindicazioni.

Il paziente deve essere disposto su un lettino con la schiena rivolta verso l’alto. Identificato lo spazio sede dell’ernia o della protrusione si somministra una miscela di ossigeno-ozono in corrispondenza dei muscoli posti lateralmente alla colonna vertebrale. La somministrazione avviene attraverso aghi molto sottili e, normalmente, non risulta particolarmente dolorosa.

Trova indicazione in molte patologie della colonna vertebrale:

  • ernia discale
  • protrusione discale
  • artrosi
  • stenosi canale vertebrale

L’apparente semplicità della tecnica non deve però prescindere da:

  • accurata disinfezione
  • materiale monouso
  • uso di siringhe da 20 ml, non si devono utilizzare siringhe da 50-60 ml per l’elevato rischio di somministrazioni di quantitativi inadeguati e potenzialmente pericolosi per il paziente.
  • permanenza per qualche minuto sul lettino e all’interno dell’ambulatorio

Le percentuali di risoluzione del quadro doloroso raggiunge il 75-80% di risultati positivi.

Tecnica intraforaminale

Il trattamento con miscela di Ossigeno-Ozono in sede intraforaminale prevede l’uso di un Amplificatore di brillanza o della TAC per il preciso posizionamento dell’estremità dell’ago nel punto di uscita del nervo  infiammato dal canale spinale. Il trattamento è eseguito dopo un’accurata disinfezione della cute, seguita da un’anestesia locale con ghiaccio spray. Raramente risulta dolorosa per il paziente che, dopo circa 15-20 minuti, può ritornare al suo domicilio.

Questa tecnica rappresenta l’evoluzione ed il perfezionamento delle classiche somministrazioni paravertebrali. L’Ozono arriva esattamente sulle radici nervose sofferenti a causa dell’ernia o della protrusione. L’uso delle apparecchiature radiologiche permette di verificare in continuo l’accuratezza della metodica.

La tecnica risulta importante per diverse ragioni:

  1. La maggiore rapidità nella risoluzione del quadro doloroso.
  2. La somministrazione di Ozono nella più immediata prossimità sia del nervo che del ganglio spinale, altra struttura anatomica coinvolta nella genesi del dolore da compressione discale.
  3. La possibilità di trattare e documentare radiologicamente la diffusione di Ossigeno-Ozono evitando ogni complicanza.
  4. L’esecuzione di somministrazioni accurate anche in regioni sovvertite per la presenza di cicatrici a causa di precedenti interventi chirurgici (ad esempio nella sede di dolore residuo post intervento chirurgico).

Solitamente si eseguono 4-5 infiltrazioni ad intervalli di una-due settimane, oppure si esegue una prima infiltrazione intraforaminale seguita da un ciclo infiltrativo classico paravertebrale.

Le percentuali di risoluzione del quadro doloroso raggiunge l’85% di risultati positivi.

Tecnica intradiscale

Rappresenta la tecnica meno nota ai pazienti sebbene sia la più rappresentata nel mondo della letteratura scientifica. Sono stati descritti più di 20000 pazienti trattati con questa tecnica negli ultimi 10 anni, i risultati ottenuti sono stati oggetto recentemente di una cosidetta metanalisi, cioè di uno studio che confronta molti studi tra loro, che ha descritto i risultati con due semplici parole: “very impressive!” – davvero impressionante! – i risultati ottenuti, specie in alcune tipologie erniarie o protrusive, sono simili alla chirurgia, a differenza degli effetti collaterali, decisamente minori sia nel numero che nella qualità.

Trova una tipica indicazione in tutte le forme di protrusione (cioè con anulus fibroso integro) con sintomi che non rispondono a trattamenti meno invasivi. non vi sono però controindicazioni assolute al trattamento di ernie contenute.

Il paziente non necessita di anestesia o sedazione. Attraverso una guida radiologica (amplificatore di brillanza o TAC) viene inserito un ago nel disco deformato e viene somministrato un piccolo quantitativo di Ossigeno-Ozono in grado di determinare una decompressione del disco attraverso un processo di disidratazione. Al termine del trattamento in alcuni centri segue, durante la fuoriuscita dell’ago, una somministrazione di ozono in sede intraforaminale; in altri centri viene invece somministrato del cortisone per favorire, in un caso come nell’altro, il processo antinfiammatorio a carico del nervo, processo che sta alla base della risoluzione del dolore da ernia o protrusione discale.

Le percentuali di risoluzione del quadro doloroso raggiunge l’85% di risultati positivi.

Chirurgia per l’ernia discale

Prosegui la lettura se desideri approfondire la tematica relativa agli interventi chirurgici per l’ernia discale, per scoprire quando conviene effettuarli, le complicanze e una serie di suggerimenti utili per arrivare preparato al consulto con un medico.

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