L’ernia e la protrusione del disco intervertebrale sono tra le maggiori cause di dolore tra i pazienti che si rivolgono alla nostra clinica per l’ozonoterapia avanzata. L’ozono ci permette di trattare il dolore e allo stesso tempo di trattare i sintomi dell’ernia e della protrusione, inserendosi in un percorso di cura dove possono affiancare la classica strada chirurgica. Vediamo quali possono essere i dubbi e le domande dei pazienti all’inizio di questo percorso

L’ozonoterapia può aiutarmi con la mia ernia? Cosa succede davvero dopo la terapia con ozono

Questa è la domanda che noi che ci occupiamo di ernia del disco e di colonna vertebrale ci sentiamo rivolgere dai pazienti non appena varcata la soglia della nostra clinica.

La domanda nasce dall’esperienza quotidiana con il dolore alla schiena, da chiacchierate con amici e parenti, da letture online, ma anche dal fatto che spesso anche dal naturale evolversi della patologia. Non ci stupiamo nel vedere pazienti che avevano un’ernia e che, a distanza di qualche mese, non ce l’hanno più. La sensazione, quindi, è che quell’ernia sia semplicemente rientrata: scomparso il dolore, scomparsa la causa? L’ernia è “rientrata” come si dice in gergo.

Sveliamo subito la risposta: le ernie non possono rientrare.

 

L’ernia del disco può rientrare?

No. L’ernia non può rientrare perché sarebbe come immaginare che, come nei vecchi pneumatici con camera d’aria, la camera d’aria fuoriuscita attraverso il copertone, possa rientrare spontaneamente al suo posto. Allora cosa accade? Perché dopo qualche mese sembra scomparsa assieme al dolore?

 

Perché unernia può esserci oggi e qualche mese dopo non essere più visibile?

La risposta è l’ozonoterapia. Spesso, dopo un trattamento con ozono, circa il 60-70% delle ernie si riduce di volume, una riduzione visibile con una risonanza magnetica.

Questo avviene perché il materiale fuoriuscito è una sostanza gelatinosa, estremamente ricca d’acqua, progettata proprio per trattenere acqua all’interno del disco e creare un cuscinetto ammortizzante tra due vertebre.

Quando però questo materiale esce dal disco perde il suo guscio protettivo. A quel punto viene riconosciuto dal nostro sistema immunitario come qualcosa di estraneo: i globuli bianchi lo aggrediscono e si sviluppa un processo infiammatorio il cui scopo è proprio quello di ridurne progressivamente le dimensioni (che poi è il motivo per cui l’ernia “rientra” naturalmente). Ma non è passata: è solo stata “riassorbita” e il disco intervertebrale ha nel frattempo perso volume.

Ma che differenza ha con la protrusione discale?

La protrusione discale è una patologia del disco intervertebrale in cui l’anello fibroso esterno si sfianca e sporge oltre il suo spazio naturale, senza però rompersi del tutto. Funziona in modo simile a un pneumatico gonfiato eccessivamente che forma una “bolla” laterale sul copertone. 

Una protrusione può rimanere del tutto asintomatica se non tocca le radici nervose. Quando invece la sporgenza comprime un nervo adiacente, compaiono:

  • Dolore localizzato: Prevalentemente nella zona lombare (più frequente) o cervicale.

  • Dolore irradiato: Sciatalgia (dolore che scende lungo la gamba) o brachialgia (dolore che scende lungo il braccio).

  • Formicolio e intorpidimento: Sensazione di spilli o perdita di sensibilità nell’area innervata dal nervo compresso.

  • Rigidità muscolare: Spasmi muscolari di difesa della colonna vertebrale.

L’ernia fa male perché comprime il nervo?

Quando si parla di ernia discale si pensa subito alla compressione del nervo.
«Mi è uscita l’ernia che schiaccia il nervo».
Questa è l’idea con cui quasi tutti i pazienti arrivano in ambulatorio. In realtà la compressione esiste, ma non è l’unica responsabile del dolore: come abbiamo visto il materiale erniato rilascia infatti sostanze chiamate citochine, che favoriscono l’infiammazione e richiama le cellule del sistema immunitario che iniziano a degradare il materiale fuoriuscito. Così l’ernia si riduce, ma passa inevitabilmente attraverso una fase dolorosa che spesso costringe il paziente a fermarsi, a non lavorare, a rinunciare allo sport e alle normali attività quotidiane.

 

Diventiamo sempre più bassi: anche i dischi sani si disidratano!

In realtà tutti i dischi si disidratano, anche quelli perfettamente sani, già a partire dai 20 anni.

È uno dei motivi per cui, con il passare degli anni, perdiamo qualche centimetro di altezza: i dischi perdono acqua, si assottigliano e, di conseguenza, ci abbassiamo leggermente.

Quando un disco sviluppa una protrusione o un’ernia, anche queste possono andare incontro allo stesso processo di disidratazione e quindi “auto-medicarsi”.

Possiamo quindi dirlo con chiarezza: le ernie non rientrano, non possono essere fatte rientrare con nessuna manovra e nemmeno con lozono. Possono soltanto essere disidratate.

Il principale terapeuta è spesso il tempo. L’ozono aiuta il tempo ad accelerare questo naturale processo di disidratazione naturale dei dischi.

 

Quali sono i benefici dell’ozonoterapia sull’ernia?

Dopo avermi raccontato del loro dolore i pazienti di ernia discale accompagnano le mie diagnosi a una domanda specifica: «Ok dottore, facciamo l’ozono, ma poi cosa succede all’ernia?»

Questa domanda nasce dal fatto che, per molti anni, l’ernia è stata considerata un problema risolvibile quasi esclusivamente con l’intervento chirurgico.

Con il tempo abbiamo capito che non è così. Anzi, oggi sappiamo che ridurre il numero degli interventi chirurgici, quando possibile, rappresenta spesso un vantaggio per il benessere sul lungo periodo del paziente.

 

Lozonoterapia ci permette di evitare lintervento chirurgico?

Secondo i nostri studi, infatti, circa il 60% dei pazienti presenta una riduzione delle dimensioni dell’ernia dopo alcuni mesi.

Nella pratica clinica, dopo il ciclo delle quattro infiltrazioni intraforaminali, l’80-90% dei pazienti ottiene un miglioramento clinico significativo.

 

Ernie e protrusioni discali, quando rifare la risonanza magnetica?

Se eseguiamo una risonanza magnetica almeno 4 mesi dopo la fine di un trattamento con ozono, oppure anche 6 mesi dopo la scomparsa spontanea dei sintomi, possiamo trovare che l’ernia non è più visibile o si è visibilmente ridotta o riassorbita in una discreta percentuale di casi. È particolarmente frequente nelle ernie molto voluminose. Paradossalmente sono proprio quelle che, se il paziente riesce a superare la fase acuta, tendono più facilmente a ridursi di volume.

Diverso è il caso delle protrusioni discali, che rappresentano una fase iniziale della malattia del disco. Le protrusioni si disidratano più lentamente di un’ernia conclamata. In breve:

✅ Le ernie del disco non rientrano spontaneamente.

✅ Possono disidratarsi e ridursi di volume (venire “riassorbite”), ma non guarire.

✅ L’ozonoterapia accelera questo processo in molti pazienti.

✅ Il dolore dipende soprattutto dall’infiammazione, non solo dalla compressione del nervo.

✅ La risonanza magnetica di controllo permette di verificare l’evoluzione dell’ernia.

Che tu soffra di ernia o per una protrusione, alla Clinica O3 l’ozonoterapia avanzata può aiutarti con il dolore e a coadiuvare i naturale processo di riduzione dell’ernia, grazie ai nostri trattamenti specificamente pensati per queste patologie.

 

Ma quindi… come funziona lozonoterapia per lernia del disco?

L’ossigeno-ozonoterapia è una tecnica mini-invasiva utilizzata nel trattamento dell’ernia del disco e della protrusione discale. L’obiettivo non è “rimettere dentro” l’ernia, ma favorire il naturale processo di riduzione del materiale erniato e spegnere l’infiammazione responsabile del dolore.

La miscela di ossigeno e ozono agisce su più fronti:

  • riduce l’infiammazione locale;
  • favorisce l’eliminazione delle sostanze che alimentano il dolore, come prostaglandine, istamina e citochine pro-infiammatorie;
  • migliora l’ossigenazione dei tessuti;
  • contribuisce alla disidratazione del materiale erniato, favorendone la progressiva riduzione di volume e riassorbimento;
  • svolge un’importante azione antidolorifica e decontratturante.

Secondo la nostra esperienza clinica, il trattamento evita l’intervento chirurgico nel 95-97% dei pazienti trattati, mentre l’efficacia terapeutica dell’ozonoterapia raggiunge il 75-90% dei casi.

Come si svolge lozonoterapia intraforaminale Rx guidata?

Il trattamento viene eseguito in ambulatorio.

  1. Il paziente viene fatto sdraiare in posizione prona sul lettino;
  2. Viene eseguita una piccola anestesia locale;
  3. Il medico introduce l’ago nella sede corretta verificandone il posizionamento attraverso un amplificatore di brillanza (Rx) oppure mediante TC;
  4. Una volta confermato il corretto posizionamento dell’ago, viene somministrata la miscela di ossigeno e ozono.

Il protocollo terapeutico prevede generalmente 4 infiltrazioni intraforaminali Rx guidate

La guida radiologica rappresenta uno degli aspetti più importanti della procedura, perché permette di portare la miscela terapeutica molto vicino alla radice nervosa e al disco interessato, aumentando la precisione del trattamento.

 

FONTI

Clinica O3, podcast, Le ernie discali possono rientrare?

https://www.podomatic.com/podcasts/info83459/episodes/2021-09-10T06_12_14-07_00

Clinica O3, Che cos’è la protusione discale

https://www.podomatic.com/podcasts/info83459/episodes/2021-09-10T06_32_19-07_00?utm_source=web-player&utm_medium=episode-link

Clinica O3, Ernia del disco

https://www.terapiaozono.it/intervento-ernia-discale/

Clinica O3, Protusione discale

https://www.terapiaozono.it/protrusione-discale-come-trattarla-con-lozonoterapia-rx-guidata/