La stenosi vertebrale è un restringimento del canale vertebrale che può ridurre lo spazio a disposizione delle strutture nervose. Ma come si manifesta? Quali sono le cause della stenosi lombare e quando l’ozonoterapia può essere presa in considerazione?

«Dopo pochi minuti devo fermarmi. Se mi siedo sto meglio.»
È una frase che sentiamo spesso in clinica e che può raccontare molto più di un semplice mal di schiena.

Nella stenosi lombare, infatti, uno dei sintomi più caratteristici è la claudicatio neurogena: camminando o rimanendo a lungo in piedi possono comparire dolore, pesantezza, formicolio o debolezza alle gambe.

Il disturbo può attenuarsi quando ci si siede o si flette il busto in avanti. Non è quindi soltanto il dolore a essere importante, ma il modo in cui compare e cambia con il movimento e con la postura.

 

Che cos’è la stenosi vertebrale

La stenosi vertebrale è un restringimento del canale vertebrale e/o dei forami attraverso cui passano le strutture nervose. Quando il restringimento diventa significativo, può comprimere le radici nervose e, a seconda della sede, anche il midollo spinale.

Può interessare diversi tratti della colonna, ma le forme più importanti nelle fonti sono:

  • stenosi cervicale
  • stenosi lombare, che è la forma più frequentemente descritta.

Non sempre, però, avere un canale ristretto significa avere necessariamente dei sintomi: il problema clinico nasce soprattutto quando il restringimento determina una sofferenza delle strutture nervose.

Perché si forma?

La causa più frequente è degenerativa, quindi legata ai cambiamenti che interessano la colonna con l’età.

Con il tempo possono modificarsi:

  • dischi intervertebrali;
  • articolazioni posteriori/faccette articolari;
  • strutture ossee;
  • legamenti.

Questi cambiamenti possono ridurre progressivamente lo spazio disponibile per nervi e strutture nervose.

È sbagliato pensare la stenosi come legata a “una colonna che invecchia”: è una riduzione dello spazio disponibile per le strutture nervose, che può avere più cause. Dall’ipertrofia delle faccette articolari e delle lamine, alterazioni legamentose, ernia discale espulsa, spondilolistesi, scoliosi e tessuto cicatriziale dopo precedenti interventi. Esistono inoltre forme congenite, nelle quali il canale è anatomicamente più stretto fin dall’origine.

Il sintomo più caratteristico della stenosi lombare

La stenosi lombare può provocare la cosiddetta claudicatio neurogena già descritta.

Il paziente può avvertire:

  • dolore lombare;
  • dolore o pesantezza a glutei e gambe;
  • formicolio;
  • intorpidimento;
  • debolezza degli arti inferiori.

Ma soprattutto succede una cosa abbastanza caratteristica della patologia: camminare o stare in piedi peggiora i sintomi.

Il paziente può essere costretto a fermarsi, sedersi o piegare il busto in avanti, e in questa posizione i disturbi possono attenuarsi.

È quasi un piccolo paradosso clinico:

camminare fa male, fermarsi fa stare meglio.

E infatti il Gemelli descrive proprio il progressivo peggioramento durante la deambulazione, con la necessità di frequenti soste e della flessione del busto in avanti.

Stenosi ed ernia non sono la stessa cosa

La sintomatologia della stenosi tende a essere cronica e progressiva, mentre quella associata all’ernia del disco può avere caratteristiche differenti e insorgere con un dolore localizzato.

La stenosi può quindi svilupparsi lentamente, con una progressiva riduzione della capacità di camminare o stare in piedi.

Questo è importante perché il paziente potrebbe non descrivere inizialmente il problema come un “forte mal di schiena”. Potrebbe dire piuttosto, come abbiamo visto: «Dopo pochi minuti devo fermarmi.»

E quel dettaglio, per noi medici, può essere clinicamente molto significativo.

Come si diagnostica?

La diagnosi parte dalla storia clinica e dall’esame obiettivo neurologico. Il medico valuta:

  • tipo e distribuzione del dolore;
  • presenza di formicolii o alterazioni della sensibilità;
  • forza muscolare;
  • modalità con cui compaiono i sintomi;
  • rapporto tra sintomi e cammino/postura.

La valutazione viene poi integrata con l’imaging, principalmente risonanza magnetica della colonna e, quando la risonanza non è indicata o non può essere eseguita, TAC ed elettromiografia. Questi esami permettono di visualizzare il restringimento del canale, le strutture coinvolte e l’eventuale compressione delle strutture nervose. I risultati devono però essere interpretati insieme ai sintomi e all’esame clinico.

Come viene trattata

Il trattamento dipende da:

  • gravità della stenosi;
  • sintomi e dolore;
  • presenza o meno di compromissione neurologica.

Nelle forme iniziali o meno severe possono essere utilizzati approcci conservativi, tra cui:

  • fisioterapia;
  • farmaci analgesici;
  • infiltrazioni

Quando la stenosi è più importante e determina una significativa compressione delle strutture nervose, può essere indicata la decompressione chirurgica, cioè un intervento finalizzato a creare nuovamente spazio per le strutture nervose.

In presenza di instabilità vertebrale, la decompressione può essere associata a una stabilizzazione/artrodesi.

Stenosi vertebrale e ozonoterapia

Il trattamento della stenosi del canale vertebrale dipende dalla causa e dalla gravità. L’ozonoterapia non è il trattamento indicato per qualsiasi tipo di stenosi: dipende dal grado e dalla localizzazione.

La tecnica RX-guidata può essere presa in considerazione soprattutto quando alla stenosi si associa una componente discale, come un’ernia, che contribuisce alla sintomatologia. L’obiettivo è agire sulla componente infiammatoria e dolorosa associata alla patologia discale e, nel caso dell’ernia, favorire la riduzione del volume del materiale discale attraverso i meccanismi di disidratazione.

Nelle sedute s’inietta una miscela di ossigeno-ozono vicino alla struttura interessata, utilizzando una guida radiografica, indicata nella pagina come TAC o amplificatore di brillanza. L’obiettivo descritto è agire sulla componente infiammatoria e dolorosa.

Come per altre patologie nel caso di stenosi vertebrale l’ozonoterapia ha risultati positivi nell’80-90% dei pazienti trattati per patologie discali di tipo deformativo e circa il 60% dei casi di componente infiammatoria artrosica.
L’ozonoterapia può rappresentare, con le dovute limitazioni, una possibile strategia per ridurre dolore e infiammazione associati alla stenosi, dopo valutazione del singolo caso.

La stenosi vertebrale non è soltanto un’immagine sulla risonanza. È uno spazio che si restringe, un nervo che può essere coinvolto e, soprattutto, una persona che cambia il proprio modo di camminare, muoversi e vivere il dolore.

Per questo il primo passo non è chiedersi quale trattamento utilizzare. È capire dove nasce il dolore e qual è il suo vero bersaglio. Perché anche nella stenosi, la precisione comincia dalla diagnosi.

FONTI:

Stenosi lombare e ozonoterapia

https://www.terapiaozono.it/ozonoterapia-per-la-stenosi-lombare-funziona-davvero/

Stenosi vertebrale, Policlinico Gemelli

https://privato.policlinicogemelli.it/approfondimenti/stenosi-vertebrale/

Stenosi lombare, Humanitas

https://www.humanitas.it/malattie/stenosi-lombare/

Stenosi vertebrale, Mypersonaltrainer

https://www.my-personaltrainer.it/Sintomi/Stenosi_vertebrale