Non tutte le ernie sono uguali, alcune possono muoversi dalla sede di origine e compiere un viaggio che può essere doloroso quando incontra il nervo, ma la terapia a ozono può essere d’aiuto

Un’ernia del disco non è mai uguale a un’altra. Il materiale che compone il disco può deformarsi, sporgere, fuoriuscire e, in alcuni casi, separarsi dal disco di origine e, in alcuni casi, addirittura spostarsi lungo il canale vertebrale. Capire la differenza tra un’ernia contenuta, espulsa, sequestrata o migrata è importante per interpretare il problema e individuare il trattamento più adatto a ogni situazione.

La colonna vertebrale: un insieme di ammortizzatori

La colonna vertebrale deve sopportare ogni giorno il peso del corpo e, contemporaneamente, permetterci di camminare, correre, piegarci, ruotare. Tra una vertebra e l’altra ci sono i dischi intervertebrali, strutture elastiche che fanno qualcosa di molto simile a un ammortizzatore: assorbono e distribuiscono le sollecitazioni, evitando che ogni movimento si trasformi in uno scontro diretto tra le superfici ossee.

Ogni disco ha un nucleo centrale morbido e ricco d’acqua, il nucleo polposo, circondato da una struttura più resistente, l’anulus fibroso. È un sistema semplice solo in apparenza: una parte più deformabile racchiusa dentro una struttura capace di contenerla e distribuire le pressioni.

Con il tempo, con l’usura o in seguito a uno sforzo, l’anulus può indebolirsi. E quando il contenitore perde la sua capacità di contenere, il materiale interno può spostarsi. È qui che comincia il viaggio dell’ernia.

Non tutte le ernie sono uguali.
Protrusione ed estrusione: l’ernia in sede.

Il primo elemento da distinguere è la forma dell’ernia. Si parla generalmente di protrusione quando la parte di disco che sporge presenta una base più ampia rispetto alla sua porzione esterna. Nell’estrusione, invece, il materiale fuoriuscito supera la dimensione della propria base oppure si estende oltre lo spazio discale secondo una configurazione compatibile con questa definizione.

Un’altra distinzione riguarda il rapporto tra il materiale erniato e il disco di origine. Un’ernia può essere contenuta, quando il materiale rimane coperto dall’anulus esterno, oppure non contenuta quando questa struttura non lo racchiude più completamente. Il termine “espulsa” viene spesso utilizzato nella pratica per indicare una fuoriuscita più importante, ma nella nomenclatura radiologica è più corretto parlare di estrusione e, nei casi in cui il frammento perda completamente la continuità con il disco, di sequestro. L’ernia non è più nella sua sede originaria, si è spostata, ha viaggiato.

Il viaggio dell’ernia

Il termine “ernia migrata” descrive invece qualcosa di diverso. Non indica necessariamente che il frammento si sia staccato dal disco, ma che il materiale fuoriuscito si è spostato dalla sede dell’ernia, generalmente verso l’alto o verso il basso lungo il canale vertebrale.

Un frammento può quindi essere migrato e conservare ancora una continuità con il disco, oppure può essere migrato e contemporaneamente sequestrato. La migrazione descrive infatti la posizione del materiale, mentre il sequestro descrive la perdita della continuità con il disco di origine. È come se, una volta superato il bordo del disco, il materiale avesse preso una strada propria.

Può ancora essere collegato al disco di origine, attraverso un sottile ponte di materiale, oppure può aver perso completamente questa continuità. Nel secondo caso si parla di sequestro: il frammento è diventato un corpo discale separato dal disco da cui proviene, lungo il canale vertebrale.

La distinzione è importante perché migrazione e sequestro descrivono due aspetti differenti. La prima dice dove è andato il frammento; il secondo dice se è ancora collegato al disco. Un’ernia può quindi essere migrata senza essere sequestrata, oppure migrata e sequestrata allo stesso tempo.

Quando il disco incontra un nervo…si sente.

Il viaggio del materiale discale diventa clinicamente rilevante quando incontra qualcosa che non dovrebbe incontrare: una radice nervosa.

È qui che la radiografia della situazione lascia spazio alla persona che la vive.

Un’ernia può essere visibile alla risonanza magnetica e non provocare alcun disturbo. Un’altra, magari più piccola, può trovarsi proprio nel punto sbagliato e irritare o comprimere una radice nervosa, provocando dolore, formicolio, alterazioni della sensibilità o debolezza. Nel caso della colonna lombare, il dolore può irradiarsi dalla schiena verso il gluteo, la coscia, la gamba o il piede, seguendo il percorso del nervo coinvolto. Un dolore fantasma che in realtà si origina da un’altra parte del corpo

Per questo un referto non può essere letto come una sentenza. La forma dell’ernia è una parte della storia (clinica), non tutta la storia.

Per questo il referto della risonanza è soltanto una parte della valutazione: alla morfologia dell’ernia devono essere associati i sintomi e l’esame clinico del paziente.

Cosa può fare l’ozonoterapia in questi casi?

Quando il dolore persiste nonostante le terapie conservative, tra le possibilità mininvasive studiate per l’ernia del disco c’è anche l’ossigeno-ozonoterapia.

L’ozono medicale viene utilizzato in miscela con ossigeno e può essere somministrato con tecniche differenti, a seconda dell’indicazione clinica. Nel trattamento dell’ernia discale è stata studiata in particolare la somministrazione percutanea, anche a livello intradiscale, con l’obiettivo di intervenire sui meccanismi che contribuiscono al dolore.

Tra gli effetti ipotizzati ci sono un’azione antinfiammatoria e analgesica e, nel caso della somministrazione intradiscale, modificazioni del materiale del nucleo polposo che possono contribuire a ridurne il volume. La letteratura scientifica ha studiato queste procedure soprattutto nei pazienti con dolore lombare e radicolare associato a ernia del disco.

La ricerca ha ipotizzato diversi effetti dell’ozono, tra cui un’azione antinfiammatoria e analgesica e, nel caso del trattamento intradiscale, modificazioni del nucleo polposo che possono contribuire a ridurne il volume.

I risultati della ricerca sono interessanti, ma vanno interpretati senza trasformare l’ozonoterapia in una soluzione universale. Una ricerca pubblicata nel 2024 ha rilevato, nei pazienti studiati, risultati favorevoli dell’ozono intradiscale rispetto a infiltrazioni steroidee e terapie farmacologiche, mentre a 18 mesi il miglioramento del dolore non risultava diverso da quello osservato dopo microdiscectomia, la prassi operatoria più comune in questi casi.

L’idea, quindi, non è semplicemente quella di “rimettere dentro” un materiale discale fuoriuscito, come in un ammortizzatore scarico. Il trattamento mira piuttosto a intervenire sui meccanismi biologici e infiammatori che possono contribuire alla sintomatologia.

Quando l’ozono non basta?

La presenza di un’ernia espulsa o migrata non significa automaticamente che sia necessario operare. Molte persone migliorano con trattamenti conservativi e, quando indicato, con procedure mininvasive.

Esistono però situazioni nelle quali è necessario prendere in considerazione un approccio chirurgico. Un dolore importante che non migliora con le terapie, una perdita significativa di sensibilità o di forza, una difficoltà a camminare o a stare in piedi possono rendere necessaria una valutazione specialistica.

C’è poi una situazione più rara ma urgente: la sindrome della cauda equina, che può verificarsi quando un’ernia comprime il fascio di nervi presente nella parte inferiore del canale vertebrale. Disturbi della vescica o dell’intestino, difficoltà a urinare, perdita di sensibilità nella regione perineale o un peggioramento neurologico importante richiedono una valutazione medica urgente. In questi casi può essere necessario un intervento chirurgico tempestivo.

L’obiettivo, quindi, non è scegliere tra ozonoterapia e chirurgia in astratto, o per evitare la chirurgia, Pensandola come alternativa, ma capire quale trattamento sia più appropriato per quella specifica ernia, in quella specifica persona e in quel preciso momento. La chirurgia, in questi casi, non rappresenta semplicemente il “passo successivo” dell’ernia nel suo viaggio. È una decisione clinica che dipende dalla situazione neurologica, dai sintomi, dalla loro evoluzione e dalla risposta ai trattamenti precedenti.

Perché un disco intervertebrale è un piccolo sistema di ammortizzazione che lavora senza sosta. Quando qualcosa si rompe, si sposta e prende una strada diversa, la risonanza può raccontarci dove è arrivato il frammento. Ma è il paziente a raccontarci che cosa significa quel viaggio.

Ed è da entrambe le cose, immagine e persona, che alla Clinica O3 pensiamo debba partire la scelta del trattamento.

 

FONTI

Che cos’è l’ernia al disco, tipologie e trattamento

https://www.mayoclinic.org/diseases-conditions/herniated-disk/symptoms-causes/syc-20354095

Ernia contenuta, espulsa, migrata

https://prontosteopata.it/blog/ernia-espulsa-migrata

Ernia contenuta, espulsa, migrata

https://www.poliambulanza.it/esami-visite/patologie/ernie-del-disco

Ernia contenuta, espulsa, migrata e i vantaggi ozonoterapia sulle altre terapie

https://ozonoterapiaumbria.it/ozonoterapia-ernia-espulsa-estrusa/

Tipi di ernia ed ernia sequestrata

https://www.spine.org/Portals/0/Documents/ResearchClinicalCare/Nomenclature.pdf?utm_source=chatgpt.com

L’ernia sequestrata è il tipo di ernia più grave

https://hypnosis-self-help.com/it/articles/9123

Effetti dell’ozonoterapia sulla riduzione del dolore rispetto all’ipotesi operatoria

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/28438