I dischi intervertebrali sono come dei cuscinetti morbidi posizionati tra una vertebra e l’altra, che fungono da ammortizzatori e facilitano i movimenti della colonna vertebrale.

La loro deformabilità è legata alla loro conformazione strutturale: sono infatti costituiti da una parte centrale morbida e ricca di acqua (il nucleo polposo) e da una parte periferica costituita da materiale più resistente e fibroso (l’anulus fibroso).

Degenerazione discale fisiologica

A differenza di altri tessuti del nostro corpo, i dischi intervertebrali sono scarsamente vascolarizzati: i vasi sanguigni raggiungono esclusivamente la periferia esterna del disco e, di conseguenza, l’apporto di ossigeno e nutrienti e la rimozione dei prodotti di scarto sono limitati a quest’area.

Il resto del disco non ha un afflusso di sangue diretto, ma riceve ossigeno e nutrienti per diffusione attraverso minuscoli fori nell’osso subcondrale (lo strato di tessuto osseo immediatamente sotto la cartilagine articolare) riccamente vascolarizzato.

Con l’età, tuttavia, questi fori tendono a ostruirsi, determinando carenza di nutrimento e l’accumulo di scarti, in un processo che lentamente porta alla morte delle cellule del disco e alla sua disidratazione.

I meccanismi della degenerazione

Un adeguato apporto di nutrienti alle cellule del disco consente la produzione di proteoglicani, essenziali per formare le molecole di aggrecano che si legano all’acqua e la trattengono all’interno del nucleo polposo. Un disco ben idratato ha una pressione idrostatica elevata ed è in grado di assorbire gli urti e sostenere i carichi meccanici.

Quando i nutrienti sono scarsi le cellule iniziano a morire, non vengono più prodotti i proteoglicani e le molecole di aggrecano in grado di trattenere l’acqua. Il nucleo polposo va quindi incontro a disidratazione e a una riduzione della pressione idrostatica che compromette ulteriormente la produzione di proteoglicani, la quale determina a sua volta un’ulteriore riduzione della pressione e così via, in un vero e proprio circolo vizioso.

La conseguenza è un nucleo polposo “sgonfio” che non riesce più a sostenere il peso e trasferisce i carichi meccanici verso l’anulus fibroso e le articolazioni, aumentando lo stress a carico di queste strutture.

Processo di degenerazione del disco intervertebrale con perdita di acqua e proteoglicani

Processo degenerativo del disco: riduzione dei nutrienti, disidratazione e perdita della funzione ammortizzante

La malattia degenerativa del disco

Sebbene nella maggior parte dei casi si tratti di un processo fisiologico, in alcune persone il processo di invecchiamento e degenerazione dei dischi intervertebrali si manifesta in modo accelerato e incontrollato fino a diventare patologico: si parla allora di malattia degenerativa del disco (Degenerative Disc Disease o DDD), responsabile di dolore cronico che può diventare invalidante.

Oltre a dolore cronico alla schiena, che può aumentare in corrispondenza di determinati movimenti o posture, i pazienti affetti da malattia degenerativa del disco possono presentare una marcata rigidità della colonna vertebrale e dolore irradiato agli arti. Secondo alcuni studi scientifici, il dolore cronico a carico della schiena e/o delle gambe correlato a malattia degenerativa del disco interesserà circa il 10% della popolazione.

La malattia degenerativa del disco è identificabile tramite risonanza magnetica: un disco sano, infatti, appare bianco brillante in quanto ricco di acqua, mentre con l’avanzare del processo degenerativo la riduzione del contenuto di acqua si traduce in una diminuzione della “bianchezza” del segnale.
Un disco completamente nero è segno di disidratazione marcata, quindi di un disco in fase di degenerazione avanzata, che ha perso la sua funzione di ammortizzatore della colonna.

confronto tra disco intervertebrale sano e degenerato

Confronto tra disco sano e disco degenerato visibile

Infiammazione e dolore

I sintomi associati alla malattia degenerativa del disco possono avere un impatto significativo sulla qualità della vita, rendendo difficoltoso lo svolgimento anche delle normali attività di ogni giorno.

La sintomatologia dolorosa insorge quando le micro-fissurazioni del nucleo polposo – espressione della degenerazione fisiologica del disco – si uniscono in lesioni più ampie, fino a raggiungere la parte esterna dell’anulus fibroso. In quest’area densamente innervata, il contatto con il materiale del nucleo innesca una risposta infiammatoria mediata da citochine proinfiammatorie, generando la sintomatologia dolorosa.

In tale contesto, l’ozonoterapia RX guidata (con l’ausilio di un amplificatore di brillanza) rappresenta una strategia di trattamento mirata che sfrutta le proprietà di una miscela di ossigeno e ozono per ridurre l’infiammazione e di conseguenza il dolore.

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