Fascite plantare

La fascite plantare è una patologia che comporta dolore e infiammazione dei fasci fibrosi della pianta del piede che corrono lungo la parte inferiore del piede e si connettono al calcagno e alle dita dei piedi. Si tratta di una delle più comuni cause di dolore al tallone.

 Solitamente la fascite plantare provoca dolore lancinante nei primi passi del mattino che si riduce con il trascorrere del tempo ma che può tornare dopo lunghi periodi trascorsi in piedi o quando ci si alza da una posizione seduta. È una patologia particolarmente comune nei corridori, mentre risultano a rischio coloro che sono in sovrappeso, le donne in gravidanza e coloro che indossano scarpe con supporto inadeguato.

Sintomi

La fascite plantare compare a volte  come un dolore acuto e intenso al centro del tallone, altre volte il dolore si manifesta a partire dal centro della pianta del piede e continua fino alle dita, altre volte, invece,  risale fino alla gamba.
Nei casi meno gravi è un dolore non acuto che compare nella corsa ma, essendo a bassa intensità, non la ostacola. Altre volte, invece, il dolore è così intenso o localizzato da impedire non solo la corsa, ma anche la camminata.
Anche le modalità di insorgenza sono diverse: può apparire in forma acuta (specie dopo uno sforzo intenso) o essere progressivo. E’ comunque importante non trascurare la fascite plantare, in quanto questo tipo di patologia non regredisce spontaneamente e continuare la sollecitazione del piede  (ad esempio con la corsa) può solo far peggiorare il problema fino ad arrivare ai casi più dolorosi.

Nella maggior parte dei casi, il dolore associato alla fascite plantare:

  • Si sviluppa gradualmente
  • Colpisce solo un piede, anche se può verificarsi contemporaneamente in entrambi i piedi
  • È acuto nei primi passi dopo il risveglio ma può anche essere provocato da lunghi periodi in piedi o quando ci si alza da una posizione seduta
  • Si manifesta come una pugnalata nel tallone del piede.

Cause

La fascia plantare agisce come un ammortizzatore che corre lungo la parte inferiore del piede e che si connette al calcagno e alle dita. Se la tensione è eccessiva, ad esempio a causa di allungamenti ripetitivi, strappi o ridotta estensibilità del tendine d’Achille, si possono creare piccole lacerazioni nella fascia che ne provocano irritazione o infiammazione. Episodi di fascite possono anche essere causati da alcune caratteristiche anatomiche del piede, come il piede piatto o cavo. Altre cause tipiche possono essere un improvviso aumento del chilometraggio non supportato da opportuna preparazione, una frattura da stress o l’artrite.

Fattori di rischio

I fattori che possono aumentare il rischio di sviluppare fascite plantare sono:

  • Età: la fascite plantare è più comune tra i 40 e 60.
  • Sesso: le donne hanno più probabilità rispetto agli uomini di sviluppare fascite plantare.
  • Alcune tipologie di attività: le attività o gli sport che provocano eccessivo stress al tallone e ai relativi tessuti, come la corsa e la danza, possono contribuire all’insorgere precoce della fascite plantare.
  • Caratteristiche anatomiche del piede: un piede piatto o cavo, o una camminata non corretta possono compromettere il modo in cui il peso si distribuisce sul piede e aumentare lo stress sulla fascia plantare.
  • Obesità: i chili in eccesso provocano un maggiore stress sulla fascia plantare.
  • Stare in piedi: alcune tipologie di attività che richiedono lunghi periodi in piedi possono provocate il danneggiamento della fascia plantare.
  • Scarpe inadeguate: evitare di indossare scarpe con la suola sottile, scarpe senza plantare o senza imbottitura flessibile che assorba gli urti. L’utilizzo regolare di scarpe con tacchi alti  è altrettanto dannoso:  può causare una contrazione del tendine di Achille e tensioni sul tessuto intorno al tallone.

Complicazioni

È importante non trascurare la fascite plantare, in quanto questo tipo di patologia non regredisce spontaneamente e continuare la sollecitazione del piede  può causare dolore cronico al tallone e ostacolare le attività quotidiane. Ignorare le fascite plantare può anche comportare lo sviluppo di problemi ai piedi, al ginocchio e all’anca.

Esami e diagnosi

Per fare una corretta diagnosi di fascite plantare, il medico procederà con l’ anamnesi del paziente e la visita medica del piede.

Durante la visita del piede, il medico verificherà i punti in cui il piede è dolente. La posizione del dolore può, infatti, aiutare ad escludere la presenza di altre patologie. Il medico può controllare anche la salute muscolo-scheletrica e neurologica della caviglia e del piede, testando i riflessi, la forza e il tono muscolare, la coordinazione e l’equilibrio

Il medico può richiedere una risonanza magnetica o una radiografia per assicurarsi che il dolore non sia causato da altri problemi, come ad esempio fratture, nervi schiacciati o speroni ossei da rimuovere chirurgicamente.

Trattamenti e farmaci

Con i trattamenti conservativi, quasi la totalità delle persone affette da fascite plantare recuperano la funzionalità del piede nel giro di pochi mesi.

I farmaci che possono essere assunti per alleviare i sintomi della fascite plantare sono:

  • Farmaci anti-infiammatori non steroidei: l’ibuprofene e il naproxene alleviano il dolore e l’infiammazione anche se non curano il problema.
  • Corticosteroidi: possono essere somministrati attraverso la ionoforesi, un processo in cui una soluzione di corticosteroidi è applicata alla pelle sulla la zona dolente e il farmaco viene assorbito grazie ad una corrente elettrica non dolorosa. L’altra tipologia di somministrazione è l’iniezione, sono però sconsigliate iniezioni mutiple perché possono indebolire la fascia plantare e causarne la rottura, nonché ridurre il cuscinetto di grasso che copre il calcagno. Le iniezioni di corticosteroidi possono essere effettuate anche con guida ecografica

Tra le terapie, lo stretching, gli esercizi di rafforzamento e/o l’utilizzo di specifici ausili possono fornire sollievo dai sintomi.

  • Terapia fisica: il fisioterapista può insegnare gli esercizi di allungamento della fascia plantare e del tendine d’Achille e quelli per rafforzare i muscoli della gamba, che stabilizzano la caviglia e tallone.
  • Tutori notturni: durante il sonno è possibile indossare uno specifico tutore che mantiene una posizione allungata della fascia plantare e del tendine d’Achille e ne facilita lo stretching.
  • Plantari: per aiutare a distribuire la pressione dei piedi in modo uniforme è possibile ricorrere a plantari su misura.
  • Terapia extracorporea con onde d’urto: si tratta di una terapia utilizzata solitamente per curare l’infiammazione cronica del tendine ed eliminare il dolore nella deambulazione. Le onde sonore ad alta energia vengono dirette verso la zona dolente per stimolarne la guarigione.

Quando le terapie conservative non funzionano, il medico può raccomandare la chirurgia. Il ricorso alla chirurgia è generalmente necessario quando il dolore è forte e tutto il resto fallisce. Sono comunque poche le persone che necessitano dell’intervento chirurgico che consta nello scollamento della fascia plantare dal calcagno. Gli effetti collaterali includono un indebolimento del arco del piede.

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Ozonoterapia

Il trattamento infiltrativo avviene a livello della zona dolente, avendo cura di identificarne correttamente la sede. Si utilizzano aghi molto sottili. Normalmente sono necessari 10-12 sedute, mentre i primi benefici si possono apprezzare dopo 2 settimane. Una elevata percentuale di pazienti risponde positivamente grazie all’azione antinfiammatoria e decontratturante della miscela di Ossigeno-Ozono.

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Stile di vita

  • Mettete i piedi in alto: quando il dolore è severo, evitare di stare in piedi per alcuni giorni.
  • Applicare ghiaccio: dopo aver camminato o essere stati in piedi, tenere del ghiaccio sulla zona dolente per 15/20 minuti e ripetere tre o quattro volte al giorno. È anche possibile massaggiare il piede con il ghiaccio oppure congelare un bicchiere pieno d’acqua e fare scorrere l’acqua mentre si scoglie sull’area del dolore per circa 5-7 minuti. Un regolare massaggio con ghiaccio può aiutare a ridurre il dolore e l’infiammazione.
  • Camminare meno: è una prassi non eccedere con il camminare ma coprire a piedi solo brevi distanze, almeno fino alla scomparsa del dolore.
  • Scegliere attività a basso impatto per il piede come il nuoto e la bicicletta ed evitare quelle che invece stressano il piede, come la corsa e alcune forme di ballo. Sarà possibile tornare alle normali attività quando il dolore al tallone migliora.
  • Utilizzare plantari per le scarpe che aiutano a distribuire la pressione dei piedi in modo uniforme e ad assorbire gli urti.
  • Fare esercizi di stretching, anche utilizzando oggetti di uso domestico, per allungare la fascia plantare e il tendine d’Achille e rafforzare i muscoli del polpaccio.

Prevenzione

Ecco alcuni semplici indicazioni per evitare di fare “passi dolorosi”:

  • Mantenere un peso corretto ed evitare il soprappeso, per ridurre al minimo lo stress sulla fascia plantare.
  • Scegliere scarpe con un tacco basso o moderato, che abbiano un buon supporto per l’arco plantare e attutiscano i colpi, evitare i tacchi alti ed evitare di camminare a piedi nudi, soprattutto su superfici dure.
  • Non indossare scarpe da ginnastica logore ma sostituirle prima che smettano di sostenere e ammortizzare i piedi.