Terapia ozono

Ozono e anca


L’ozonoterapia trova indicazione quando l’artrosi si associa ad infiammazione, spesso con presenza di liquido nell’articolazione. L’acido ialuronico si somministra nelle infiltrazioni intrarticolari dell’anca artrosica di grado iniziale e medio.

La maggiore profondità a cui si trova l’articolazione impone l’uso di tecniche guidate per il posizionamento dell’ago per garantire la somministrazione del’acido ialuronico all’interno dell’articolazione. Negli ultimi anni si sono utilizzate diverse tecniche, sia con uso di raggi-x (ampliscopio e TAC) che di ecografia.

L’ecografia è considerata la più efficace perché permette di verificare in continuo l’ingresso del farmaco nell’articolazione e di evitare di pungere importanti strutture anatomiche adiacenti.

Il trattamento viene effettuato in regime ambulatoriale. Il paziente è posto comodamente in posizione sdraiata o semiseduta. Deve essere garantita una rigorosa asepsi e, dopo aver identificato ed evitato i vasi femorali e il nervo femorale, si procede al posizionamento dell’ago all’interno dell’articolazione dell’anca. Viene quindi somministrato l’acido ialuronico.

In mani esperte la procedura si svolge in pochi minuti e non risulta particolarmente dolorosa. E’ possibile comunque infiltrare localmente con un’anestetico locale per ottimizzare il comfort del paziente. Nella maggior parte dei pazienti vengono somministrati l’acido ialuronico e una miscela di ossigeno-ozono a scopo antinfiammatorio.

Normalmente si effettuano 3 somministrazioni a distanza di un mese l’una dall’altra.

artrosi dell’anca

LE CAUSE


L’artrosi dell’anca è una malattia degenerativa dell’articolazione dell’anca ed è caratterizzata da una progressiva erosione della cartilagine che riveste la testa del femore e l’acetabolo che l’accoglie.

Non esiste una vera e propria causa ma sono molteplici i fattori che favoriscono l’insorgenza di questa patologia:

Età: nelle persone giovani e sane è pressoché inesistente.

Caratteristiche dell’articolazione: la grande mobilità dell’anca la rende più esposta all’usura e il carico corporeo ne aumenta la compressione tra le ossa.Ereditarietà: i pazienti che soffrono di artrite hanno almeno un genitore con lo stesso disturbo.

Obesità, in quanto provoca una maggior pressione sulle articolazioni. Le donne tra i 50 e i 60 anni con l’artrosi dell’anca sono generalmente obese.

Attività fisiche intense o lavori manuali pesanti, in quanto sovraccaricano l’articolazione e ne causano un’usura precoce.

Malformazioni anatomiche come il ginocchio valgo, possono provocare una scorretta distribuzione del carico ed una maggior pressione in alcune zone rispetto ad altre.

Calo degli estrogeni: le donne in menopausa sviluppano più facilmente la coxartrosi.

Forti traumi che causano fratture articolari con conseguente periodo di immobilità possono provocare un ridotto apporto di nutrimento alla cartilagine e un aumento della rigidità.


artrosi dell’anca

I SINTOMI

Il sintomo principale è il dolore a livello dell’anca che può irradiarsi fino all’inguine e alla parte anteriore interna della coscia fino al ginocchio. Le fitte sono più acute all’inizio dei movimenti poi regrediscono man mano l’articolazione “si scalda” e scompaiono quando ci si ferma. Il dolore è molto intenso al mattino appena il paziente si alza dal letto, ma in mezz’ora circa dovrebbe scomparire.

ALCUNE DOMANDE

Per quanto tempo avrò beneficio?

In genere il beneficio dura 6-12 mesi.

E’ possibile ripetere il trattamento?

E’ certamente possibile ripetere il trattamento dopo 6-12 mesi.

Eviterò l’intervento chirurgico?

L’obiettivo del trattamento non è evitare la chirurgia ma ritardarla il più a lungo possibile o ridurre il dolore in attesa dell’intervento. Quando l’età avanzata o i rischi operatori sconsiglino o controindichino l’intervento chirurgico questa tecnica può permettere di migliorere la propria qualità di vita. E’ bene sottolineare che l’acido ialuronico e la miscela di Ossigeno-Ozono eventualmente somministrati non ricostruiscono la cartilagine ma rappresentano un trattamento per ridurre l’infiammazione e apportare un liquido lubrificante in un’articolazione infiammata e povera di liquido sinoviale.

Ci sono rischi?

I rischi sono quelli legati ad ogni infiltrazione articolare: ematomi in sede iniettiva, infezioni locali, reazioni allergiche ai farmaci

Prima del trattamento devo essere digiuno?

No, non è necessario!

Dopo il trattamento devo rimanere a riposo?

Non è richiesto il riposo a letto o in poltrona ma è buona cosa non sovraccaricare un’articolazione appena infiltrata.

Se si cammina o si sta in piedi a lungo oppure se si fanno sforzi è possibile che dopo 20-30 minuti il dolore si riacutizzi. Negli ultimi stadi della coxartrosi il fastidio si avverte anche da fermi e, soprattutto, di notte.

La sintomatologia comprende la difficoltà a stare seduti in maniera composta: il soggetto colpito da artrosi dell’anca può sedersi in una posizione antalgica appoggiando solo sull’anca sana. Il paziente che soffre di coxartrosi tenterà infatti di alleviare i sintomi mantenendo posizioni scorrette, provocando un sovraccarico dell’anca opposta e della schiena.

I sintomi dell’artrite tendono a progredire al peggioramento della patologia, però non sempre progrediscono in modo costante nel tempo: spesso i pazienti riferiscono di periodi senza dolore alternati a periodi di acutizzazione del dolore. Di questa caratteristica è importante tener conto perché è necessario, in fase di diagnosi, confrontare i sintomi di artrite dell’anca nel loro complesso e non riferiti ad una giornata particolare.

terapia ozono

COME CURARE L’ARTROSI DELL’ANCA CON L’OZONOTERAPIA


  • Ozonoterapia.  L’azione antinfiammatoria della miscela di Ossigeno-Ozono ha determinato il suo uso anche a livello articolare, inizialmente nell’articolazione del ginocchio, negli ultimi anni anche nell’anca.  La somministrazione deve avvenire con guida ecografica.
  • Associazione Ozonoterapia-Acido ialuronico. Rappresenta una terapia caratterizzata dall’azione di due sostanze che si sommano, all’azione antinfiammatoria dell’ozono si somma infatti la capacità lubrificante dell’Acido ialuronico. Il gas iniettato nell’articolazione con guida ecografica permette anche una migliore visualizzazione dell’anca, confermando ulteriormente la corretta sede d’iniezione.

Quando ricorrere al medico

Se si avvertono i sintomi, la prima cosa da fare è sottoporsi alla visita del proprio medico di famiglia, che dovrà controllare l’anamnesi del paziente e visitarlo attentamente per capire la zona esatta del dolore, i movimenti che lo producono e in quali momenti della giornata si presentano i sintomi. L’esame strumentale più adatto per identificare la coxartrosi è la radiografia. La lastra mostra eventuali altre modifiche nell’osso come la formazione di osteofiti e di addensamenti o rarefazioni ossee

Fattori di rischio

L’artrite dell’anca colpisce in genere i pazienti oltre i 50 anni di età ed è più comune nelle persone in soprappeso. Questa patologia presenta anche una predisposizione genetica. Gli altri fattori comuni che possono contribuire a sviluppare l’artrite dell’anca comprendono le lesioni traumatiche e le fratture alle ossa.

Trattamenti e farmaci

Il trattamento dell’artrite dell’anca dovrebbe iniziare gradualmente con accorgimenti progressivamente più importanti per arrivare, se necessario, anche all’ intervento chirurgico. Non tutti i trattamenti sono adeguati in ogni paziente. È quindi importante il colloquio con il medico per valutare i trattamenti più opportuni, che possono includere:

  • Perdita di peso: probabilmente uno dei più importanti ma tra i meno realizzati. Meno peso l’articolazione deve portare, minore sarà il dolore durante le attività quotidiane.
  • Modificare lo stile di vita: ovvero cambiare il modo in cui si affrontano determinate attività o ricorrere ad ausili per la deambulazione: l’uso di un bastone o di una stampella può contribuire a ridurre il peso e lo sforzo sull’articolazione artritica.
  • Rinforzare i muscoli. Rinforzare i muscoli che intervengono nel movimento dell’articolazione dell’anca può aiutare a ridurre il dolore. Prevenire l’atrofia dei muscoli è una componente importante per mantenere in funzione l’anca.
  • Farmaci antinfiammatori (FANS) e antidolorifici. Sebbene efficaci nel controllo del dolore, devono sempre essere assunti sotto controllo medico. E’ importante ricordarne i possibili effetti collaterali sia a livello dello stomaco (gastrite, ulcera) che a livello renale e del fegato. L’assunzione di altri farmaci (inibitori di pompa protonica, protettori gastrici) che riducono (ma non annullano!) gli effetti sullo stomaco può comportare altri effetti collaterali.
  • Glucosamina e Condroitina. Per circa vent’anni si è discusso sull’efficacia della glucosamina e della condroitina nell’artrosi delle articolazioni dell’anca e del ginocchio. La glucosamina e la condroitina sono due molecole che formano la cartilagine che si trova nelle nostre articolazioni. La cartilagine è normalmente sottoposta ad un ciclo di formazione e consumo. Per essere adeguatamente riparata è necessario che siano disponibili i mattoni per la sua costruzione. L’ipotesi che giustifica l’uso di glucosamina e condroitina è che in questo modo sono disponibili più mattoni per i processi riparativi. Diversi studi hanno inizialmente cercato di valutare gli effetti della glucosamina e della condroitina in un intervallo di tempo di uno o due mesi dimostrando che la riduzione del dolore in coloro che avevano assunto glucosamina e condroitina era sovrapponibile alla riduzione del dolore di quelli che assumevano farmaci antinfiammatori. Un recente studio ne ha valutato gli effetti dopo un periodo di assunzione di tre mesi dimostrandone nuovamente l’efficacia. Un ultimo importante lavoro scientifico ha seguito un gruppo di 200 pazienti, alcuni trattati con glucosamina altri con farmaco placebo (cioè un finto farmaco all’insaputa del paziente): coloro che assumevano glucosamina avevano un minore dolore e un migliore quadro radiologico dopo tre anni rispetto a coloro che non l’avevano assunto. Non vi sono quindi serie motivazioni per non assumere glucosamina e condroitina quando si abbia una artrosi dell’anca o del ginocchio. E’ invece importante parlarne con il proprio medico per valutare eventuali controindicazioni, in particolare quando si assumano farmaci anticoagulanti orali.
  • Acido ialuronico intrarticolare. L’acido ialuronico è un componente fondamentale del liquido sinoviale, cioè del liquido presente nelle nostre articolazioni che protegge la cartilagine dall’usura. Il liquido sinoviale, infatti, nutre la cartilagine e funziona anche come ammortizzatore. Il naturale processo di invecchiamento riduce progressivamente la quantità di liquido sinoviale nelle articolazioni e, mancando il lubrificante, aumentano gli attriti all’interno delle articolazioni. L’acido ialuronico ha dimostrato di essere particolarmente efficace nella cura e nella prevenzione dell’artrosi. Le infiltrazioni all’interno dell’articolazione possono ridurre il dolore ed accelerare i processi riparativi, specie nelle artrosi di media e modesta entità. Questi trattamenti non permettono certo di ricostituire una cartilagine usurata ma in molti casi permettono di ritornare a svolgere quelle attività quotidiane che si erano progressivamente abbandonate e di ritardare l’intervento chirurgico. La sua azione non è definitiva e ciò rende necessaria la ripetizione della cura ogni 6-12 mesi. L’articolazione dell’anca è però difficilmente raggiungibile senza un adeguato sistema di guida. Per questo motivo le somministrazioni intrarticolari dell’anca devono essere effettuate esclusivamente con guida ecografica.

Chirurgia

Quando la cartilagine è stata completamente consumata e le ossa sfregano tra di loro l’unica soluzione è l’intervento chirurgico.

L’intervento di sostituzione dell’anca è la seconda procedura tra le più comuni protesi articolari, ma per molte persone può essere difficile sapere quando è il momento giusto per intervenire chirurgicamente: l’intervento di sostituzione dell’anca viene eseguito quando l’articolazione ha raggiunto un punto in cui i sintomi dolorosi non possono più essere controllati con terapie non chirurgiche. Una protesi totale d’anca è un intervento di chirurgia maggiore che, anche se molto frequente e con un alto tasso di soddisfazione tra i pazienti, comporta anche alcuni rischi.

Le protesi attualmente disponibili hanno una sopravvivenza media di circa 10-15 anni ma la variabilità individuale è ampia ed è determinata per la maggior parte dal peso corporeo e dal livello di attività fisica.

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